Pensare come piccoli designer:
il metodo del Junior Lab
il metodo del Junior Lab
Aprile 2025
olti genitori, frequentando il nostro laboratorio si chiedono quale sia l’approccio che guida la creazione dei nostri laboratori di design per bambini. Alcuni potrebbero anche chiedersi perché mai parlare di Design ai bambini.
La risposta è nel significato che diamo alla parola Design, che da un lato si riferisce al mondo degli oggetti che ci circondano – tanto presenti nel nostro museo – ma dall’altro si riferisce a un modo di pensare.
Parliamo del Design Thinking, un metodo per affrontare sfide complesse, sviluppare il pensiero critico e imparare a progettare soluzioni creative sempre più diffuso sia nelle università che nelle aziende, e che porta alcuni vantaggi anche nell’educazione dei più piccoli.
Il Design Thinking nasce nel mondo della progettazione ed è stato teorizzato già negli anni ‘60 da studiosi come Herbert Simon, che tra i primi ha provato a comprendere come strutturare un processo creativo. Più tardi approfondito da David Kelley e dal team di IDEO, che lo hanno trasformato in una metodologia strutturata per l’innovazione.
Oggi è diventato uno strumento fondamentale in diversi ambiti, dalla tecnologia alla gestione aziendale, dalla ricerca scientifica alla didattica. Ma cosa succede quando questo approccio viene portato nel mondo dell’educazione?
Per noi, il contributo fondamentale del Design Thinking è quello di stimolare i bambini a imparare facendo, lasciandoli liberi di esplorare, sperimentare e sviluppare idee in autonomia. L’errore non è visto come un momento negativo, ma come parte di un processo di scoperta. Questo aiuta i bambini a crescere più sicuri di sé, più curiosi e più capaci di affrontare le sfide senza paura di sbagliare.
Proprio per queste caratteristiche, nei contesti scolastici più innovativi, il Design Thinking viene usato per insegnare non solo materie artistiche e tecniche, ma anche matematica, scienze e persino letteratura, senza limitarsi a studiare un argomento, ma progettando il modo di “sperimentarlo” nella realtà.
Al Junior Design Lab, questo metodo è alla base di tutti i laboratori e le attività educative, adattato all’età dei partecipanti e arricchito con un approccio esperienziale, che considera cinque fasi chiave: osservare, comprendere, immaginare, costruire e condividere. Proviamo a descrivere come funzionano.
- Osservare significa imparare a guardare il mondo con occhi nuovi, notare dettagli e connessioni che spesso sfuggono. Nei laboratori del JLab, i bambini esplorano gli spazi del museo, analizzano oggetti iconici e toccano materiali che poi possono sperimentare. Non si tratta solo di “guardare”, ma di allenare uno sguardo attento e curioso.
- Capire è la fase in cui si ci si fa delle domande, indagando cosa succede intorno a noi, ma anche “dentro” di noi. Come funziona quell’oggetto? Perché è fatto in un certo modo? ma anche, come ci fa sentire? in che modo potremmo migliorarlo o raccontarlo? Questo è un passaggio fondamentale per stimolare nei più piccoli una riflessione che premia il pensiero critico e sviluppa un atteggiamento empatico, mettendosi nei panni di chi userà un oggetto o uno spazio. Per capire si raccolgono informazioni, si confrontano idee e e punti di vista differenti. Nei nostri laboratori, questo avviene attraverso il gioco e l’interazione: si ragiona sui materiali, si testano forme e funzioni, si discute in gruppo. Un momento magico in cui i piccoli partecipanti si aprono alla novità e si confrontano con gli altri.
- Immaginare è la parte più creativa: qui i bambini danno libero sfogo alla loro immaginazione, sperimentando e proponendo le loro idee originali. L’obiettivo non è creare un risultato perfetto, ma esplorare più possibilità, senza paura di osare. È qui che nasce il “punto di vista nuovo” e in questa fase la guida delle educatrici del Junior Design Lab è fondamentale nell’aiutare i bambini a ragionare in autonomia.
- Costruire. Beh, non nascondiamoci: per tanti è il vero motivo per venire al Junior Lab. Poter utilizzare materiali di riciclo semplici come la carta o particolari come quelli provenienti da lavorazioni industriali (sanificati e sicuri per l’utilizzo da parte di tutti) è la parte più divertente. È in questa fase che robot, macchinine, case e oggetti stranissimi prendono forma.
- Condividere una volta che le idee hanno preso forma, la cosa più importante è che impariamo a raccontare e spiegare perché abbiamo scelto proprio quelle forme e quei colori; perché la nostra idea è tanto grande o tanto fantastica. Nella fase finale di condivisione abbiamo l’opportunità di farlo, sviluppando un nostro modo di raccontare le cose e di comunicarle agli altri.
Questo modo di intendere il Design – come disciplina e come metodo – è quello che assieme all’esperienza museale e la possibilità di accedere a pezzi storici del Design Italiano, rende il Junior Design Lab diverso da altri laboratori. Qui i partecipanti non vengono per esprimere la loro creatività a livello intuitivo o a seguire una serie di istruzioni per realizzare un oggetto predefinito: vengono accompagnati in un percorso nel quale possono alimentare la loro curiosità, sperimentare cosa vuol dire dare forma alle loro idee e conoscere un po’ meglio cosa amano fare. E questo rende ogni singolo laboratorio un’esperienza unica.

